
Donald Trump sta rivedendo la sua posizione sui dazi previsti per il 2 aprile 2025, con l’intenzione di esentare alcuni settori strategici come quello automobilistico, farmaceutico e dei chip. Tuttavia, intende applicare tariffe reciproche ai cosiddetti “dirty 15“, ovvero i quindici Paesi con cui gli Stati Uniti registrano il maggior squilibrio commerciale. Questa notizia, diffusa da Bloomberg e Wall Street Journal, ha contribuito a un rimbalzo della Borsa di New York, che ha mostrato segni di recupero dopo un mese di perdite legate a timori di conflitti commerciali, inflazione crescente e previsioni di rallentamento economico.
Annuncio sulle tariffe
Durante una riunione di governo, il presidente ha annunciato che nei prossimi giorni comunicherà l’intenzione di introdurre tariffe su automobili, alluminio e prodotti farmaceutici. Questi settori sono considerati cruciali per il rilancio della produzione nazionale, in vista di eventuali emergenze, comprese le guerre. Non è stata fornita una data specifica per l’implementazione di tali tariffe.
Approccio cauto di Trump
Trump sembra quindi adottare un approccio più cauto rispetto alla sua precedente dichiarazione riguardante il 2 aprile, che aveva ribattezzato “Liberation Day“. In quell’occasione, aveva previsto l’applicazione di tutti i dazi, comprese le tariffe sulle automobili, che ha già posticipato di un mese su richiesta delle principali case automobilistiche statunitensi, quali General Motors, Ford e Stellantis. Se le tariffe sul settore automobilistico dovessero essere sospese, i principali beneficiari sarebbero la Germania e l’Italia, quest’ultima considerata un importante fornitore per l’industria tedesca. Rimane incerta la situazione riguardante i dazi su acciaio e alluminio applicati a Canada e Messico, anch’essi sospesi fino al 2 aprile.
Strategia di flessibilità
Il presidente ha recentemente enfatizzato l’importanza della flessibilità, ma la sua strategia principale continua a essere l’imprevedibilità. Un esempio è la “tariffa secondaria” imposta a Caracas, mirata a contrastare l’emigrazione di criminali. Questa tariffa prevede che qualsiasi nazione che acquisti petrolio o gas dal Venezuela debba pagare una tariffa del 25% sulle transazioni commerciali con gli Stati Uniti. Tuttavia, l’andamento della Borsa e i timori di un aumento dell’inflazione e di un rallentamento economico hanno influenzato le decisioni della Federal Reserve, che ha optato per non ridurre i tassi d’interesse.
Dazi reciproci e dirty 15
L’amministrazione Trump è determinata a procedere con i dazi reciproci, in particolare contro i “dirty 15“, un termine evocativo che richiama il film del 1967 “Quella sporca dozzina“, sebbene in questo caso i Paesi coinvolti non abbiano alcun merito eroico. Questi Paesi, non ancora ufficialmente identificati dall’amministrazione, sono quelli con cui Washington ha i maggiori squilibri commerciali e potrebbero subire le conseguenze più pesanti. Le stime indicano che la Cina, con un deficit commerciale di quasi 300 miliardi di dollari, seguita dall’Unione Europea e dal Messico, è tra le nazioni più colpite. Altri Paesi nella lista includono Vietnam, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Canada, India, Thailandia, Svizzera, Malesia, Indonesia, Cambogia e Sudafrica, con la Russia anch’essa nel mirino.
Incertezze e investimenti
C’è incertezza se i dazi entreranno in vigore immediatamente o se ci sarà spazio per trattative, come già stanno facendo molte nazioni, inclusa l’Italia. Alcuni osservatori puntano sugli investimenti dei colossi industriali americani, come il gruppo sudcoreano Hyundai, che ha recentemente annunciato un investimento di 20 miliardi di dollari. Questo include la costruzione di un’acciaieria da 5 miliardi di dollari in Louisiana, destinata a creare circa 1.500 posti di lavoro e a produrre acciaio di nuova generazione per veicoli elettrici. José Muñoz, CEO di Hyundai Motor, ha dichiarato che la strategia migliore per affrontare i dazi è aumentare la localizzazione della produzione.